Marigliano – Luoghi di interesse


Collegiata di Santa Maria delle Grazie

La Chiesa di Santa Maria delle Grazie, nata come parrocchia intorno all’anno Mille, divenne Collegiata, sotto il pontificato di Alessandro VI, per domanda di Alberico Carafa, signore di Marigliano nel 1494. In quel periodo, la chiesa venne ricostruita e ampliata per poter ospitare un numero maggiore di fedeli; sotto il dominio dei Mastrilli vennero successivamente aggiunti la cupola e il coro.
Negli anni la struttura è stata sottoposta a ripetuti interventi di restauro: le numerose scosse sismiche e l’usura ne avevano, infatti, compromesso la stabilità. La Collegiata ha tuttavia conservato parte dei suoi tratti più antichi.
L’edificio presenta una pianta a croce latina, col transetto che immette nell’adiacente Chiesa dell’Annunziata, ed è ad una sola navata, ampia e slanciata, arricchita da cappelle laterali con altari di marmo policromo. Le più importanti sono, per l’aspetto monumentale e la ricchezza di marmi e stucchi, la Cappella di San Pietro, la Cappella del Crocifisso, contenente un crocifisso di legno risalente al Settecento, e la Cappella dei Santi Protettori, in stile barocco, protetta da una cancellata in ferro battuto con formelle di bronzo dorato, al cui interno sono poste tre statue rappresentanti San Sebastiano, in argento, e i Santi Rocco e Vito, entrambi in legno scolpito e dipinto. Di grande interesse artistico sono il battistero del Cinquecento e le due acquasantiere con il blasone dei Mastrilli.
La Collegiata è impreziosita da numerose tele, opere di vari artisti. Nelle pareti laterali del coro si trovano due tele raffiguranti i miracoli del Profeta Elia: sulla destra, il miracolo del fuoco disceso dal cielo per le preghiere del Profeta; sulla sinistra, il miracolo della pioggia predetta dal Profeta ad Acab. Si ritiene che questi due dipinti, realizzati tra il 1733 e il 1739, siano opera di Ludovico Mazzanti e sono considerati tra le opere di maggior perfezione della sua produzione napoletana. Altre cinque tele, le tre poste nel soffitto della navata centrale, quella nel soffitto della crociera e la pala sull’altare maggiore, vennero realizzate dal Vaccaro, artista napoletano di grande importanza nella scena artistica del Settecento. Le tele nella navata centrale rappresentano San Sebastiano durante il martirio, il martirio di San Vito e San Rocco con la Madonna. La maestosa tela situata sull’altare maggiore, in cui è raffigurata la Madonna col Bambino, invocata dai Protettori per benedire Marigliano e sorretta da una schiera di Angeli e Santi, è ritenuta l’opera più matura del Vaccaro.  Le tele del Vaccaro e quelle del Mazzanti, tra il 1876 e il 1882, vennero restaurate ad opera di Enrico Fiore.
La millenaria Collegiata di Santa Maria delle Grazie è un sito religioso e artistico di grande importanza: con i suoi marmi, i fregi, le decorazioni e le pitture preziose può essere considerata un vero e proprio documento della civiltà e della cultura napoletana tra il Seicento e il Settecento.

 

Chiesa dell’Annunziata

La Chiesa dell’Annunziata ha origini molto antiche, come testimonia il catino absidale coperto da una tipica volta di forma tardo-gotica. L’edificio era noto in passato per esser stato sede della congrega dell’Ave Gratia Plena fondata in epoca angioina.
Inizialmente la struttura era adiacente e comunicante con la Collegiata, pur restando da essa divisa, ma nel 1882 la parete che separava le due chiese fu abbattuta ed esse furono unite in un unico corpo.
La chiesa, a una sola navata, al suo interno custodisce un notevole numero di lapidi funerarie e iscrizioni in latino, oltre che sculture in legno di Santi risalenti al XVII-XVIII secolo. Di grande interesse è il polittico dell’altare maggiore, realizzato nel 1628, in legno policromo, scolpito e dorato. Al suo interno è conservato il reperto più prezioso della chiesa: un antico trittico risalente al XV secolo, rappresentante l’Annunciazione e i Santi Pietro e Giovanni.
Alla sinistra della Chiesa dell’Annunziata si eleva il Campanile, risalente al XV secolo e composto di cinque piani, di cui tre a pianta quadrata e due, quelli superiori, a pianta ottagonale. In passato gli faceva da tetto un cupolino, costruito a foggia di una pera perfetta, decorato con maioliche colorate. Nel 1793 ha subito molteplici interventi di consolidamento per evitarne il crollo a seguito di numerosi terremoti. Tuttavia, il sisma del 1980 ne distrusse comunque il cupolino, oggi ricostruito sostituendo gli antichi mattoni colorati con quadrelli di rame.

 

Santuario della Madonna della Speranza, Convento dei Frati Minori di San Vito

Già nell’Alto Medioevo venne probabilmente edificata una prima chiesa, di modeste dimensioni, sul luogo dove la tradizione voleva fosse stato sepolto il martire Vito ad opera di una pia Fiorenza, come testimoniato in una Passio del VII sec. Già nel 1485, in quella piccola struttura i Conventuali costituirono una comunità.
Alberico Carafa, conte di Marigliano, nel 1497 finanziò i lavori di ammodernamento e restauro del luogo. A quest’epoca appartengono il portale d’ingresso della chiesa, l’affresco che sovrasta la tomba di San Vito e il chiostro situato nel convento.
Il complesso venne donato ai Francescani Minori che lo tennero per quasi 400 anni fino alla soppressione degli ordini religiosi avvenuta nel 1866. Vi rientrano nel 1899 e lo custodiscono ancora oggi.
Nel corso dei secoli sono stati eseguiti numerosi lavori di restauro e di aggiunta. Nel 1565 fu realizzato il campanile e spostato l’ingresso del convento. Tra il 1643 e il 1648, grazie al finanziamento del re Filippo IV, l’intera struttura fu innalzata di un piano e vennero aggiunte le cornici alle finestre. Nel 1770 l’interno della chiesa, originariamente a tre navate, fu ridotto ad una singola con cappelle laterali e nel 1840 si ebbe l’aggiunta di un secondo chiostro. 
Il convento conserva al suo interno numerose e interessanti opere d’arte, come la “Madonna della Speranza”, le due tele di Decio Tramontano nel coro superiore e le numerose tele poste al di sopra degli altari laterali e raffiguranti vari Santi, risalenti al XVIII secolo e attribuite a Francesco De Mura. Perfette nella forma sono le statue raffiguranti i Santi Vito, Antonio e Francesco e quelle del Crocifisso del presbitero e dell’Immacolata situata nell’affascinante Cappella D’Avenia, risalente al 1589, al cui interno si possono trovare inoltre tele di G. B. Azzolino e di Domenico Guarino.
Vi sono inoltre alcuni monumenti funebri. Per ultima, ma non per importanza, ricordiamo la balaustra barocca del coro superiore, sorretta da due colonne con capitelli corinzi che furono donate al convento nel 1650.
Nella navata di sinistra risalente all’antica chiesa rinascimentale, dove prima era situato il presbitero della chiesa originaria, possiamo trovare il sacello con la tomba di S. Vito e l’affresco che raffigura la sepoltura del martire. Nella stessa zona è posta l’acquasantiera dell’antica chiesa, risalente al trecento.
Adiacente alla chiesa è il bellissimo chiostro porticato, a pianta rettangolare, su 12 arcate a pieno centro sorrette da colonne. Lungo le pareti si notano interessanti frammenti lapidei rinascimentali e barocchi e gli stemmi maiolicati dell’Ordine e del Convento. Al centro vi è una vera da pozzo con l’emblema dei Francescani.

 

Chiesa del Santissimo Sacramento

Ubicata in via Montevergine, la chiesa è di fondazione tardorinascimentale, come attesta la sua struttura planivolumetrica. La semplice facciata è arricchita dal bel portale classicheggiante, in piperno, sormontato da un arcosolio. Sviluppatasi intorno ad un originario nucleo risalente alla seconda metà del XVI secolo, la chiesa è ad una sola navata. Il soffitto mostra una tela settecentesca rappresentante la Madonna delle Grazie con i Santi Guglielmo e Benedetto, opera dell’artista Vitale al quale si devono anche le tele degli altari laterali realizzate verso la metà del XVIII secolo e raffiguranti San Benedetto e San Guglielmo, la Madonna di Montevergine, San Donato e Santa Lucia con Sant’Agata. Di particolare pregio è l’altare maggiore in marmo del 1710 con puttini alati che decorano le mensole. Sulla controfacciata vi è la cantoria, barocca, che conserva un organo del 1724. Dal 1735, la chiesa fu sede dell'Arciconfraternita del Santissimo Sacramento, da cui prende il nome.

 

Iscrizioni Romane

Numerose sono le testimonianze del passato romano di Marigliano. Passeggiando per le strade del comune, che in origine era un “castrum romanum”, un attento osservatore può notare alcune iscrizioni di epoca romana.
La prima, che riporta la seguente frase: “FISIAE SEX FIL. RUFINAE CLUVIA M. FIL MODESTA FISIA RUFINA AMICAE”, risale alla seconda metà del I secolo d.C. ed è incisa su un monolite in marmo bianco a grana fine. Quest’ultimo in passato dovette costituire l’architrave di un antico monumento funerario. Attualmente viene utilizzato come architrave del portale di ingresso della chiesa dedicata a San Vito, adiacente al Convento dei Frati Minori francescani. Si tratta di una iscrizione sepolcrale in cui una donna, Cluvia Modesta Fisia Rufina, dedica all’amica Fisia Rufina l’intero monumento funerario.
La seconda iscrizione, posta precedentemente sotto una statua oggi andata persa, si trova ora incassata nel muro del palazzo sito all’angolo della Viella del Municipio. Si tratta di una iscrizione funeraria dedicata a Caio Stazio che recita così: “C. STATIO QF FAL HEREDES EX TESTAMENTO”.
Un’altra iscrizione incisa su una lastra è conservata nella cappella di famiglia dei Napoletano nel viale di ingresso del cimitero di Marigliano. Il Ricciardi riferisce che nel 1893 la si poteva osservare nei pressi di Via Giannone sulla facciata del palazzo al civico 10 il cui ingresso si trova in via Campanella. Essa, risalente alla seconda metà del I secolo d.C., così riporta: “DIS MANIBUS”.
Nel pilastro angolare sinistro del muro di recinzione della piazzetta antistante l’ingresso della parrocchia di S. Stefano, in via C. Matrisciano nella frazione di Casaferro, è incisa una iscrizione su di un blocco di calcare locale che recita: “DIS MANIB”. Questa venne riportata alla luce nel 1874 durante dei lavori di scavo per le fondamenta della Chiesa insieme a numerosi marmi di epoca romana. Theodor Mommsen riporta un’altra iscrizione che posiziona in una villa presso la chiesa di S. Vito. Purtroppo ricerche in quella zona non hanno dato validità a tali supposizioni.

 

Castello-Palazzo Ducale

Il Castello Ducale si trova al centro dell’abitato mariglianese, in una zona completamente pianeggiante, e si estende su un’area di circa 5600 mq. La struttura ha subito numerose trasformazioni nel corso dei secoli, giungendo a noi in buono stato di conservazione anche se profondamente mutata rispetto al suo aspetto originale.
Il castello è circondato da mura che ne delimitano la forma trapezoidale con quattro torri circolari poste agli angoli, alte tutte circa 12 m, con un raggio di quasi 6 m. Al centro del castello è posizionato un corpo rettangolare con base scarpata che probabilmente, nella sua forma originaria, ricalcava l’impianto di un dongione normanno. Questa struttura centrale ha un perimetro di 150 m e si sviluppa su un’area di 1300 mq. Attorno ad essa si sviluppano altre strutture difensive e un ampio fossato che lo circonda completamente. Il fossato è attraversato da un ponte in muratura che ha sostituito l’antico ponte in legno.
La mancanza di fonti e di documenti specifici sulla natura architettonica del castello impediscono la possibilità di formulare ipotesi più precise relativamente alla struttura dell’impianto originario. Più facile è l’interpretazione della cinta muraria esterna che ha caratteristiche tipiche degli impianti di epoca angioino-aragonese. Essa è costituita da una cortina muraria, con base scarpata e redondone, caratterizzata da un camminamento molto ampio (circa 5,5 m) che presenta una controscarpa dal lato del fossato. Il camminamento è collegato all’esterno dai due ingressi, uno situato sul lato Nord-Est in corrispondenza di via Nuova del Bosco e l’altro ubicato nell’angolo Sud-Ovest, presso piazza Castello, nell’area del centro storico. Persa la sua funzione difensiva, il castello venne trasformato in una residenza gentilizia e dotato di un ampio giardino che si sviluppa sul lato Nord della fortificazione, ancora oggi accessibile.

 

Palazzo Verna

Il complesso monastico carmelitano dei Santi Giuseppe e Teresa, questa l’antica denominazione del palazzo Verna, occupa un’insula del centro storico di Marigliano già dal 1300. Fu notevolmente ampliato nel Cinquecento e nel Seicento fino a diventare cittadella monastica.
Divenne casa gesuitica nel XVIII secolo e poi sede della scuola “Antonia Maria Verna” fino al sisma del 1980 che danneggiò gravemente la monumentale struttura, oggi proprietà del comune di Marigliano, determinandone la chiusura e l’abbandono.
Le suore, ospitate per breve tempo nella casa canonica abbandonarono poi definitivamente la città, lasciando all’interno della meravigliosa fabbrica tutte le opere d’arte che il sisma aveva risparmiato. Molte di queste opere d’arte sono state progressivamente rubate: tra esse c’era una tela di tale preziosa fattura che in un documento degli inizi del `900 veniva attribuita al Tiziano. Una delle tele che adornavano gli altari laterali della chiesa del Verna fu ritrovata in una casa privata in occasione di un blitz antimafia a Palermo, sequestrata dalla magistratura e restituita al comune di Marigliano.
Il ciborio dell’altare maggiore è stato rinvenuto invece a Piacenza ed è ora conservato nell’ufficio del Sindaco, una collocazione necessaria per preservare il manufatto artistico da un nuovo furto, in assenza di una qualsiasi struttura di tipo museale nella nostra città. Sparse per la casa comunale ci sono altre opere d’arte d’inestimabile valore. Qualche anno dopo il sisma del 1980, a fronte dei numerosissimi furti, l’amministrazione diede mandato di trasferire in altre chiese le opere più pregiate. I mobili antichi furono invece affidati ad alcune associazioni di volontariato, di cui, in seguito, si sono perse le tracce. Parte del palazzo è stata recentemente oggetto di un restauro che ne ha garantito la fruizione da parte del pubblico.

 

La villa rustica e la necropoli

Nella campagna della frazione di Faibano, lungo via Sentino, sono state recentemente rinvenute una necropoli e i resti di una villa rustica risalente al periodo ellenistico-romano. Questa scoperta, fortunatamente oggetto di uno scavo sistematico, anche se non completato e attualmente non ancora fruibile ai visitatori, si aggiunge ai numerosi ritrovamenti fortuiti di cui si ha notizia nel tempo, contribuendo a rafforzare l’ipotesi della grande importanza rivestita, in epoca romana, dall’antica Marianus o Marilianius nell’ambito del territorio nolano.